Il modello ciclico è la forma base della vita nell’universo e l’avvicendarsi delle varie fasi che lo costituiscono non è altro che il moto perpetuo dell’esistenza che da origine all’unità e mantiene l’equilibrio. La rappresentazione lineare del tempo è invece una creazione dell’uomo. Ogni essere vivente infatti, pianeta Terra compreso, segue un ciclo evolutivo, naturale e biologico, dove le cose iniziano e si muovono in una serie di spirali. Ad ogni fine segue un inizio, dopo ogni inizio arriva una fine.

Anna Buzzoni, nel suo libro “Questo è il ciclo” Mimesi ed.* definisce questo modello Matrice Ciclica e lo trovo estremamente calzante e sensato, così come la sua descrizione delle fasi che si parlano tra loro e che, quando comprese e rispettate, ci facilitano molto l’esistenza.

E’ tendenza comune pensarci separate dalla natura, e a volte anche dai ritmi dei nostri stessi corpi, con la mente e gli esseri umani in una posizione dominante rispetto al corpo e agli altri viventi. Quest’ottica antropocentrica, che ha radice nel pensiero di Aristotele e successivamente si è rafforzato con la spaccatura cartesiana tra res cogitans e res extensa, ovvero tra la mente pensante e il mondo materiale, ha dato origine al nostro modo abituale di pensare dualistico e per questo inevitabilmente conflittuale.
Dualistico significa che pensiamo per opposti: buio e luce, corpo e mente, uomo e natura, spirito e materia, bene e male, femminile e maschile, e via dicendo. Questo tipo di pensiero dicotomico presuppone che uno dei due elementi sia migliore o superiore all’altro con tutte le conseguenze che nei secoli ha generato e che stiamo scontando ancora oggi.

Abbiamo introiettato che la luce sia meglio del buio, che la spiritualità sia più elevata della materia e che il corpo debba essere trasceso, che certe emozioni siano meglio di altre. Per non parlare di come siamo state sminuite e oppresse in quanto donne per secoli. Oppressione supportata spesso da teorie che all’epoca venivano ritenute scientifiche e rispettabili e che hanno dato spessore alla nostra marginalizzazione.
Ma come abbiamo visto non è la realtà del mondo a essere dualistica, è il nostro sguardo che è stato educato a pensarla così. In compartimenti rigidi dove incasellare le cose e gerarchizzarle.

L’osservazione e l’esperienza che facciamo della vita ci confermano invece quotidianamente che ogni parte è fondamentale e unica. Al nostro interno possiamo sperimentare la Matrice Ciclica attraverso il ciclo mestruale, il ciclo del respiro, il ciclo digestivo, il ritmo circadiano e molti altri. Fuori da noi possiamo incontrare il ciclo delle lunazioni, quello delle stagioni, il ciclo del sole e molti altri.
In questi movimenti le fasi sono in relazione una con l’altra, non in un rapporto gerarchico, che prevede che una sia meglio dell’altra, ma in una relazione armoniosa. Senza l’ovulazione non è possibile la mestruazione, senza l’autunno non può esserci la primavera, senza la morte non potrebbe esserci vita. E ogni ciclo è interconnesso agli altri. Il ciclo del sole a quello delle stagioni, la lunazione alle maree, il nostro respiro a quello delle piante e potremmo continuare così per ore.

Il segreto quindi sta nel vivere in armonia con i cicli interni e esterni.

Viviamo però molto spesso lontane dalla natura, dai suoi ritmi e riti di passaggio. Abbiamo la luce artificiale sempre a disposizione e un modo sempre più frenetico di trascorrere le giornate che non ci lascia il tempo di ascoltarci e di connetterci con la ciciclità, con tutte le conseguenze che conosciamo sui nostri corpi, sulla nostra salute mentale e sull’ambiente.

Un primo passo per reintegrare tutto questo nel tuo quotidiano può essere iniziare a coltivare più consapevolezza di quale fase stai incontrando e di come la senti. Puoi scegliere un ciclo interno o esterno e connetterti ad esso, ad esempio le lunazioni o le stagioni, il tuo ciclo mestruale o il respiro e chiederti: in che fase mi trovo ora? Come mi sento? Dove mi sento totalmente disconnessa da un ritmo ciclico? Dove invece fluisco più armoniosamente? Per poi continuare un passo dopo l’altro a rimettere insieme le tessere del mosaico che formano l’intero.

Riconnetterci alla ciciclità della vita, fuori e dentro di noi, diventa un atto non solo di guarigione personale, ma anche collettiva e di rivoluzione potente verso tutto ciò che viene distorto e negato. Radicandoci nel mondo e sentendoci di nuovo unite, a noi stesse e alla Natura.

 

 

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